Il Medioevo è il periodo storico compreso tra il 476 (caduta dell'Impero romano d'Occidente) e il 1492. In questo lungo arco di tempo si formano le lingue e le letterature romanze, spesso proprio a partire da eventi bellici che richiedono di essere raccontati e legittimati.
L'incoronazione come atto di legittimazione
L'analisi parte da un caso recente ma emblematico: l'incoronazione di Re Carlo III, compiuta dall'arcivescovo di Canterbury. Questo gesto mostra un meccanismo antico quanto il potere stesso: il potere spirituale (la Chiesa) legittima il potere temporale (il sovrano), in un rapporto di reciproco sostegno.
Anche i simboli dell'incoronazione non sono casuali:
- il globo tenuto in mano dal sovrano rappresenta la Terra governata, un'immagine che risale al concetto antico di imperatore, cioè colui che poteva virtualmente estendere il proprio dominio su tutto il mondo conosciuto (per questo poteva essercene uno solo).
Il legittimo possesso del trono si fonda sul legame di sangue: un nobile è tale perché figlio di un nobile, in una catena ereditaria che risale fino al primo sovrano della dinastia.
Guglielmo il Conquistatore e la battaglia di Hastings
Il primo re normanno d'Inghilterra fu Guglielmo il Conquistatore, appartenente alla Casa di Normandia. I normanni erano un ramo dei vichinghi, popolazione germanica originaria della Scandinavia dedita alla pirateria via mare, che tra il IX e il X secolo iniziò a saccheggiare le coste della Francia settentrionale, fino a ottenere un accordo di stanziamento da re Carlo III di Francia (uno degli ultimi Carolingi).
IX-X secolo
I vichinghi (normanni) si stanziano in Normandia
XI secolo
Muore il re inglese Edoardo il Confessore (dinastia sassone)
1066
Battaglia di Hastings: Guglielmo il Conquistatore sconfigge il re d'Inghilterra
XII secolo (1170)
Wace scrive il Roman de Rou su commissione di Enrico II
Alla morte di Edoardo il Confessore (sassone), Guglielmo, duca di Normandia, mosse guerra al nuovo re d'Inghilterra e lo sconfisse nella battaglia di Hastings (1066), imponendosi con la forza.
L'Arazzo di Bayeux: la guerra che diventa racconto

L'Arazzo di Bayeux è un lungo rotolo di stoffa che narra per scene la battaglia di Hastings. Vi si vedono i normanni a cavallo (la cavalleria era un retaggio del modo di combattere dei popoli germanici, non della tradizione romana) contrapposti agli inglesi, che combattevano a piedi.
Una scena memorabile mostra Guglielmo che si toglie l'elmo per farsi riconoscere dai suoi uomini, dopo che si era diffusa la voce della sua morte (la morte del condottiero segnava di norma la fine della battaglia). L'opera non ha scopo celebrativo in sé, ma serve a dimostrare la legittimità della sua guerra.
Con Guglielmo si realizza, per l'ultima volta nella storia, uno sbarco vittorioso in Inghilterra (ci proverà senza successo anche Hitler secoli dopo).
Il Roman de Rou di Wace
Un secolo dopo Guglielmo, sul trono d'Inghilterra siede Enrico II, suo discendente. È lui a commissionare al poeta anglo-normanno Wace un'opera epica che raccontasse, a partire dai primi antenati, la legittimità della dinastia: il Roman de Rou, composto intorno al 1170 (il racconto avrebbe dovuto arrivare fino agli anni '60 del XII secolo, cioè fino a Enrico II, ma rimane incompiuto).
Si tratta di un vero e proprio testo di propaganda, destinato a mostrare come Enrico II e tutti i suoi antenati fossero legittimamente re d'Inghilterra.
La lingua anglo-normanna
I normanni, pur dominatori, si assimilarono rapidamente alla lingua del territorio conquistato: in Normandia si parlava infatti una lingua romanza (il francese del nord), non la lingua germanica dei vichinghi. Nel giro di una generazione i normanni parlavano già francese.
Sbarcati in Inghilterra con Guglielmo, i normanni continuarono a usare questa lingua a corte, che si mescolò nel tempo con elementi lessicali e fonetici dell'inglese, dando origine a una lingua autonoma:
Caratteristiche formali del Roman de Rue
Nonostante il nome (roman, "romanzo"), il testo di Wace non è un'opera in prosa, ma un testo poetico, con versificazione sillabico-accentuativa: la misura del verso dipende dal numero di sillabe e dalla posizione degli accenti.
| Metrica | Caratteristica |
|---|---|
| Sillabico-accentuativa (lingue romanze) | conta il numero di sillabe e la posizione degli accenti |
| Sillabico-quantitativa (latino classico) | conta la successione di sillabe brevi e lunghe |
I versi del Roman de Rue sono tutti decasillabi, con rime quasi sempre baciate: la presenza di rime è un tratto caratteristico dei Roman, non comune invece nei testi epici in generale.
L'episodio di Taillefer
Il brano analizzato racconta l'episodio, ambientato poco prima della battaglia di Hastings, del giullare Taillefer, che aveva servito a lungo Guglielmo. Cavalcando davanti all'esercito, Taillefer canta la storia di Carlo Magno, Orlando e Oliviero, caduti a Roncisvalle, e chiede in cambio del suo servizio l'onore di sferrare il primo colpo della battaglia: ottenuto il permesso, sprona il cavallo e uccide un inglese, dando avvio allo scontro.
Il testo medievale come processo
Un punto metodologico fondamentale: nel Medioevo il testo non è un dato fisso, ma un processo in continua trasformazione, per due motivi principali:
- Variabilità delle copie: senza la stampa, ogni copia manoscritta introduceva errori o modifiche rispetto all'originale.
- Interazione testo-storia: un testo, una volta prodotto, entra nella storia e la influenza (anche solo marginalmente), ma subisce a sua volta l'influenza della storia e degli altri testi.
Il Roman de Rou racconta la battaglia di Hastings (1066), ma fu scritto un secolo dopo (1170) e ci è giunto attraverso circa sei testimoni manoscritti, tutti successivi al 1200, che presentano varianti tra loro.
Allo stesso modo, la vicenda di Roncisvalle (778) narrata nella Chanson de Roland non corrisponde al testo che leggiamo oggi: la Chanson fu composta intorno al 1050, ma i primi testimoni manoscritti risalgono solo al 1180 circa, quindi anche quel testo aveva già subito un secolo di trasmissione e variazione quando Taillefer, nella finzione narrativa, lo canta.
778
Battaglia di Roncisvalle
1050 circa
Composizione ipotetica della Chanson de Roland
1066
Battaglia di Hastings
1170
Roman de Rou di Wace
1180 circa
Primi testimoni manoscritti della Chanson de Roland
1200
Primi testimoni manoscritti del Roman de Rou
Cos'è la filologia romanza
La filologia romanza è la disciplina che studia le lingue e le letterature romanze nel loro sviluppo storico, articolandosi in tre aree strettamente interdipendenti.
- Area linguistica (conoscere la lingua)
- Area letteraria (studiare i testi)
- Area critico-testuale/ecdotica (ricostruire il testo originale)
- Le tre aree si richiamano a vicenda
Il lavoro critico-testuale (o ecdotico) consiste nel raccogliere tutti i testimoni manoscritti di un'opera e, con metodo scientifico, ricostruire una versione il più possibile vicina all'originale perduto. Il risultato di questo lavoro prende il nome di edizione critica, ed è la forma in cui si leggono oggi i testi medievali.
Le lingue romanze
Tutte le lingue romanze derivano dal latino parlato e appartengono, a loro volta, alla grande famiglia delle lingue indoeuropee (che comprendono anche le lingue indo-iraniane e, in Europa, le lingue celtiche, slave e germaniche).
Classificazione geopolitica
Secondo la classificazione più diffusa (basata sugli stati attuali, non sulla reale vicinanza linguistica), le lingue romanze sono: italiano, sardo, corso, catalano, castigliano, gallego, portoghese, occitano, francese, romancio, ladino, friulano e rumeno.
Classificazione linguistica: Romania occidentale e orientale
Una suddivisione più rigorosa, basata sulle differenze linguistiche reali, distingue una Romania occidentale e una Romania orientale, separate dalla celebre linea La Spezia-Rimini, che attraversa l'Italia.
| Romania occidentale | Romania orientale |
|---|---|
| Lingue ibero-romanze: portoghese, galego, spagnolo/castigliano | Lingue italo-romanze: italiano, sardo, corso, dialetti centro-meridionali |
| Lingue gallo-romanze: occitano, francese, franco-provenzale, catalano, dialetti gallo-italici | Lingue retoromanze: romancio, ladino, friulano |
| Lingue balcano-romanze: dalmatico, rumeno |
Alcune lingue fungono da lingue ponte, cioè facilitano la comunicazione tra aree vicine: il catalano fa da ponte tra le lingue ibero-romanze e quelle gallo-romanze; i dialetti gallo-italici fanno da ponte tra le lingue italo-romanze e quelle gallo-romanze.

Le tre eredità culturali del Medioevo
L'uomo medievale, e con lui le lingue e le letterature che nascono in questo periodo, è il risultato della fusione di tre grandi eredità storiche precedenti.
- Impero romano e latinità
- Cristianesimo
- Eredità germanica dei popoli invasori
- Fusione e sintesi culturale
- Nasce l'identità culturale medievale
La diffusione del latino parlato
Il latino si diffuse in tutta l'area dell'Impero romano, ma in modo disomogeneo, a seconda di due fattori principali:
- fattori culturali: in aree con un'identità culturale precedente molto forte (come Grecia e Asia Minore, dove si parlavano diversi dialetti greci), la lingua locale resistette e tornò a prevalere dopo la fine del dominio romano;
- fattori migratori: nella Dacia (una delle ultime conquiste romane, quindi sottoposta per poco tempo al dominio di Roma) il latino si radicò invece in modo stabile e profondo, grazie a una colonizzazione forzata che portò un gran numero di coloni latinofoni provenienti dalla penisola italica a diventare la maggioranza della popolazione locale.
Il latino diffuso non era comunque uniforme, ma subiva variazioni diatopiche, cioè legate alla provenienza geografica del parlante (si pensi a come oggi un accento rivela spesso la regione di origine di chi parla). Queste differenze non compromettevano la reciproca comprensione, ed erano tanto più contenute quanto più elevato era il livello di istruzione del parlante.
La diffusione del cristianesimo e la nascita del pensiero cristiano sulla guerra
Le condizioni che favoriscono la diffusione della nuova fede
L'impero romano offre, tra il I e il III secolo d.C., condizioni ideali per la circolazione di idee e persone: una forte intercomprensibilità linguistica (il latino, pur con variazioni locali), un'amministrazione centralizzata gestita da prefetti imperiali e un'estensione territoriale enorme che garantisce una notevole mobilità interna (non sociale: la società resta rigidamente classista). In questo contesto nasce e si diffonde con rapidità sorprendente la religione cristiana.
I secolo d.C.
Diffusione iniziale della religione cristiana
II-III secolo
Sempre più persone colte abbracciano la fede; nascono testi apologetici di difesa
293 d.C.
Dioclaziano istituisce la Tetrarchia
312 d.C.
Battaglia di Ponte Milvio, vittoria di Costantino
380 d.C.
Editto di Tessalonica: il cristianesimo diventa religione ufficiale
416 d.C.
Il successore di Teodosio II vieta ai pagani la professione militare
Il pensiero pacifista delle origini
Fino al III secolo il pensiero cristiano riguardo alla guerra è dichiaratamente pacifista: la violenza, sia privata che statale, viene rigettata in ogni sua forma, in coerenza con il messaggio evangelico di porgere l'altra guancia e amare i nemici. Questa posizione emerge chiaramente negli scritti di alcuni grandi pensatori cristiani:
| Autore | Provenienza | Citazione chiave |
|---|---|---|
| Tertulliano | Cartagine | "Disarmando Pietro, il Signore ha disarmato tutti i soldati. Nessuna professione è consentita se ci espone al rischio di commettere un illecito" (De Idolatria, I) |
| Origene | Alessandria d'Egitto | "Abbiamo mutato in falci le lame con le quali un tempo combattevamo [...] per Cristo siamo divenuti figli della pace" (Contra Celsum, V) |
| Lattanzio | Tunisia | "È sempre proibito uccidere un uomo, poiché Dio ha voluto che la vita fosse sacra" (De divinis institutionibus, VI) |
Tutti e tre concordano: chi è cristiano deve rinunciare alla violenza e non può essere soldato.
In questa fase il Nuovo Testamento viene privilegiato rispetto all'Antico Testamento (molto più violento), usato per giustificare il pacifismo. È però importante notare che i testi sacri si prestano a interpretazioni diverse a seconda delle necessità storiche: in futuro, infatti, si arriverà a usare passi dell'A.T. per giustificare la pace e, simmetricamente, passi del N.T. per giustificare la guerra.
Il caso del libro di Gioele
Origene, quando scrive la celebre frase sulle spade trasformate in falci, sta rispondendo implicitamente a un passo profetico dell'Antico Testamento, il libro di Gioele, appartenente ai testi profetici che annunciano la fine dei tempi (in modo simile all'Apocalisse). Gioele descrive una radunata finale di eserciti nella valle di Giosafat, giudicati poi dal Signore: una guerra contro chi non appartiene al popolo di Dio, in cui l'ordine è di "fabbricare spade con i vostri vomeri e lance con le vostre roncole".
Origene ribalta il senso di questo passo: se nell'Antico Testamento si era spronati a trasformare aratri in armi, ora che è arrivato Cristo il messaggio cambia e le armi devono tornare a essere strumenti di pace. È un esempio perfetto di come lo stesso corpus di testi sacri possa essere piegato in direzioni opposte a seconda del momento storico e delle necessità interpretative.
La crisi dell'impero e la Tetrarchia
Nel III secolo l'impero attraversa una profonda crisi amministrativa, dovuta all'eccessiva estensione territoriale e a un sistema di successione instabile: gli imperatori vengono nominati dall'esercito, ma eserciti diversi proclamano imperatori diversi, generando guerre civili continue.
Per risolvere questa situazione, nel 293 d.C. l'imperatore Diocleziano istituisce la Tetrarchia: l'impero viene diviso in due grandi aree, Occidente e Oriente, ciascuna governata da un Augusto (Diocleziano a Oriente, Massimiano a Occidente), affiancato da un Cesare come vice e successore designato (Galerio e Costanzo Cloro).

In questo stesso periodo iniziano a farsi sentire le pressioni delle popolazioni germaniche sui confini: non siamo più nel periodo di massimo splendore dell'impero, e l'amministrazione del potere inizia a frammentarsi.
Costantino e la svolta cristiana
Il diffondersi del cristianesimo porta con sé una concezione sociale radicalmente diversa da quella romana: mentre la cultura latina imperiale è classista e fondata sulla disuguaglianza, il cristianesimo si basa sul concetto dell'umiltà e dell'uguaglianza, per cui tutti sono figli di Dio. Per questo motivo la nuova fede si diffonde prima tra le classi più povere e meno istruite, che vi vedono un modo di riscatto. La lingua con cui si diffonde è anch'essa più vicina al parlato popolare, meno sorvegliata.
La crescita del cristianesimo, pacifista e contrario alla divinizzazione dell'imperatore, mette in crisi la tetrarchia stessa. Scoppia uno scontro militare tra Costantino (Oriente) e Massenzio (Occidente): nel 312 d.C., nei pressi di Roma, a Ponte Milvio, Costantino sconfigge le armate di Massenzio. Secondo il racconto tramandato, Costantino avrebbe avuto una visione del monogramma di Cristo (sigillo formato dalle iniziali del nome di Cristo) e una voce che gli assicurava la vittoria sotto quel segno — e di fatto vinse.
- Costantino percepisce il valore politico del cristianesimo
- lo usa per rafforzare e legittimare il proprio potere
- avvia un processo di cristianizzazione dell'esercito e della guerra
- usa le reliquie come strumento di propaganda politico-religiosa
Questa operazione viene definita di Realpolitik: quando qualcuno, estremamente spregiudicato nei propri fini politici, sfrutta qualsiasi strumento a disposizione pur di raggiungere i propri scopi.
Ambrogio e la prima legittimazione della forza
Mancava però un supporto ideologico solido a quanto fatto da Costantino: questo supporto arriva gradualmente, parallelamente allo sviluppo legislativo dell'impero, accelerato dalla pressione crescente delle popolazioni germaniche (in parte pagane, in parte seguaci dell'arianesimo, un'eresia cristiana).
Nasce qui il primo seme dell'accettazione della guerra all'interno della dottrina cristiana: da un rifiuto totale si passa a considerarla giusta, purché applicata in modo e in contesti determinati.
L'Editto di Tessalonica (380)
Con l'Editto di Tessalonica del 380 d.C. il cristianesimo diventa religione ufficiale dell'impero: tutti i popoli sottoposti al dominio imperiale sono tenuti a professare la stessa fede, fondata sulla Trinità (Padre, Figlio, Spirito Santo in tre persone uguali) — un dogma assente nelle popolazioni germaniche ariane.
Da questo editto nasce un'idea fondamentale: l'autorità, essendo legittimata da Dio, quando agisce contro un eretico compie un castigo divino per suo tramite; dunque la propria azione non è solo legittima, ma auspicabile. Il percorso culmina nel 416, quando il successore di Teodosio II vieta l'accesso alla professione militare a chiunque pratichi ancora i riti pagani: tutti i soldati devono essere cristiani.
Agostino d'Ippona e la teorizzazione della guerra legittima
Il manicheismo e la conversione di Agostino
Dopo Costantino e l'Editto di Tessalonica, servono dei padri della chiesa che forniscano una legittimazione teorica solida alla nuova visione della guerra ormai inglobata nella dottrina cristiana. Oltre ad Ambrogio (autore del De officiis ministrorum), il testo più importante in questo senso è il Contra Faustum Manicheum di Agostino d'Ippona.
Agostino, nato e cresciuto nell'Africa settentrionale, ha una gioventù tumultuosa: inizialmente pagano, prima di approdare al cristianesimo in età avanzata aderisce al manicheismo.
Il manicheismo rifiutava gran parte dei testi sacri cristiani, in particolare l'Antico Testamento, ma accettava i Vangeli, riconoscendo Gesù come figura profetica (non come figlio di Dio) insieme ad altri profeti come Buddha, in una visione sincretica delle religioni.
Divenuto cristiano, Agostino scrive un'opera contro il manicheismo, scagliandosi contro Fausto, vescovo manicheo, nel testo noto come Contra Faustum manicheum.
La strategia argomentativa di Agostino
Agostino utilizza una vera e propria strategia oratoria: smonta il pensiero di Fausto usando gli stessi argomenti che Fausto aveva portato a sostegno del manicheismo, rivoltandoli contro di lui.
Il punto di partenza è una legge eterna, sempre esistita e immutabile, che preserva l'ordine costituito: tutto ciò che turba questo ordine è negativo per la società. La visione di Agostino è però pessimista, perché non esisterà mai un luogo in cui questa legge sia pienamente rispettata — ci sarà sempre chi cercherà di infrangerla. Da qui nasce la necessità di un compromesso:
L'esempio di Abramo e la rivalutazione di Mosè
Agostino porta l'esempio di Abramo, profeta accettato anche dai manichei. Nell'episodio biblico, Abramo è pronto a immolare il proprio unico figlio per obbedire a Dio; Dio lo ferma solo perché voleva mettere alla prova la sua devozione. Se Abramo avesse agito di propria iniziativa, sarebbe stato un atto violento e illegittimo; ma essendo stato ordinato da Dio, l'azione è sacrale e lodevole.
Fausto rimproverava invece a Mosè di aver liberato gli ebrei dalla schiavitù egiziana non con la pace ma con la guerra e la spoliazione dei beni. Agostino fa notare che, se Fausto non rimprovera Abramo (che agì sotto comando di Dio), non può coerentemente rimproverare Mosè, che agì sotto la stessa autorità divina.
Agostino arriva così a sostenere che la guerra stessa, in alcuni casi, è uno strumento usato da Dio per esercitare giustizia: non si biasima la morte dell'aggressore all'interno di una guerra, ma la brama di dominio che la genera.
La giustificazione della figura del soldato
Agostino rilegge in chiave diversa anche alcuni passi del Nuovo Testamento, usati in precedenza per sostenere il pacifismo, trasformandoli in sostegno alla figura del soldato. Cita Giovanni Battista, che rivolgendosi ai soldati che andavano a farsi battezzare non chiese loro di rinunciare alla guerra, ma di limitarsi a eseguire ciò che l'autorità comandava, senza rubare o approfittare della propria posizione, accontentandosi della paga ricevuta.
Agostino costruisce un ragionamento per assurdo: se Cristo ha detto "date a Cesare quello che è di Cesare" (riferendosi al pagamento delle tasse, che finanziano anche lo stipendio dei soldati), e Giovanni ha detto ai soldati di accontentarsi della loro paga, allora Cristo sta indirettamente approvando anche la figura del soldato — altrimenti avrebbe dovuto vietare di pagare le tasse che li finanziano.
- Legittimazione cristiana della guerra
- limitazione dell'azione violenta del soldato (niente saccheggi, solo il compito assegnato)
- la violenza militare diventa trattenuta, non fine a se stessa
Guerra legittima, non "giusta" o "ingiusta"
Agostino, scrivendo il Contra Faustum intorno al 400 d.C., in un periodo in cui l'esercito romano è ancora un corpo regolare, stipendiato tramite i tributi e basato sulla leva (ciò che garantisce all'impero un numero costante di effettivi pronti a combattere), conclude che è inutile discutere se una guerra sia "giusta" o "ingiusta": il termine corretto da usare è guerra legittima, cioè condotta sotto l'autorità riconosciuta da Dio.
Sant'Agostino e la teoria della guerra giusta
Nel pensiero di Agostino emerge per la prima volta una riflessione sistematica sulla legittimità della guerra, destinata a influenzare profondamente il pensiero occidentale successivo.
Agostino distingue due piani di legittimazione, a seconda che l'autorità che ordina la guerra sia umana o divina:
- Autorità pagana (umana): la guerra è legittima solo in due casi — per preservare la pace oppure per la salvezza comune del popolo.
- Autorità divina: quando è Dio a ordinarla, la guerra non è mai sbagliata, anche se comporta distruzione o sottomissione di un popolo, perché diventa strumento di redenzione dell'uomo.
Anche una guerra mossa da avarizia, se condotta sotto comando divino, resta giusta: Dio è incorruttibile, e nulla di ciò che avviene sulla terra può nuocergli o nuocere ai suoi santi.
Da qui discende il celebre dilemma del soldato: se un re ingiusto (definito "sacrilego") ordina una guerra per avidità, il suo soldato deve obbedire o rifiutare?
La crisi del limes e la caduta dell'impero d'Occidente
Questa riflessione sulla guerra si sviluppa proprio mentre l'impero romano affronta la crisi dei confini che ne porterà alla caduta.
Durante tutto il IV secolo (300) il limes viene più volte attraversato dalle popolazioni germaniche, ma si tratta ancora di incursioni provvisorie: i barbari razziano e tornano nei loro territori. Per gestire meglio la situazione, Roma stringe alleanze con alcune di queste popolazioni, arrivando a inglobarle nell'esercito stesso (vi furono persino imperatori di origine germanica).
- Germani nell'esercito romano
- scarsa opposizione interna alle invasioni
- popolazione indifferente (vede i barbari come "di passaggio")
- confine sempre più debole
- sacchi ripetuti di Roma (Vandali, Visigoti)
476
Odoacre depone Romolo Augusto: cade l'impero romano d'Occidente
711
Invasione arabo-berbera della penisola iberica
778
Spedizione di Carlo Magno nella marca spagnola, assalto di Roncesvalles
800
Incoronazione di Carlo Magno a imperatore del Sacro Romano Impero
Dopo la deposizione di Romolo Augusto, l'impero non scompare: continua a vivere per altri mille anni come impero cristiano, con la sede imperiale trasferita da Roma a Costantinopoli (l'odierna Istanbul).
I regni romano-barbarici e i cambiamenti sociali
In Occidente le popolazioni germaniche si stanziano stabilmente: i Visigoti occupano gran parte di Francia e penisola iberica, Odoacre domina in Italia, i Franchi si insediano in Germania e poi nel nord della Francia, dove sono talmente numerosi da imporre il proprio dominio sugli abitanti romani già presenti.
La caduta dell'impero produce trasformazioni profonde nella vita quotidiana e nelle istituzioni:
| Prima | Dopo la caduta |
|---|---|
| Valore delle urbanitas (prestigio della vita cittadina) | Valore della rusticitas: spopolamento delle città, vita in campagna |
| Sistema viario funzionante | Invasioni e devastazioni di strade, scuole, biblioteche |
| Giustizia basata solo sul diritto romano | Nuovi diritti fondati sulle tradizioni etniche germaniche |
Nelle diverse aree ex-imperiali si susseguono poi altre dominazioni:
- Italia: prima Odoacre, poi la guerra greco-gotica (VI secolo), infine il dominio dei Longobardi.
- Penisola iberica: dopo i Visigoti, nel 711 arriva l'invasione arabo-berbera legata all'espansione dell'islam.
- Gallia: forte frammentazione politica sotto il regno dei Merovingi.
La distanza tra latino parlato e latino scritto
Con il venir meno della coesione politica e del sistema scolastico romano, il latino comincia a sdoppiarsi in due binari sempre più divergenti.
Da un lato diminuiscono le persone che parlano un latino ancora vicino alla forma scritta classica; dall'altro aumentano enormemente coloro che non sanno più scrivere, per i quali l'unico riferimento linguistico resta il latino parlato quotidianamente, sempre più trasformato.
Questo influsso germanico si colloca soprattutto a livello lessicale, mentre la struttura grammaticale resta di matrice latina.
Dai regni frammentati alla nobiltà germanica
Al posto del governo imperiale centralizzato si diffondono i regni romano-barbarici, che uniscono eredità amministrativa romana e nuovo apporto germanico, mutando spesso confini e dinastie nei primi secoli prima di stabilizzarsi.
Da qui deriva anche uno stereotipo culturale persistente: l'associazione inconscia tra nobiltà europea e tratti fisici tipici delle popolazioni germaniche (capelli biondi, pelle chiara, occhi azzurri, statura alta), perché per secoli il potere fu effettivamente amministrato da famiglie di origine germanica.
Un altro tratto distintivo del periodo è che il diritto di portare le armi spetta quasi esclusivamente ai nobili, cioè ai discendenti delle popolazioni germaniche dominanti; ai comuni cittadini di origine latina era vietato girare armati, un ulteriore segno della separazione tra classe dominante e popolazione dominata.
Nel Medioevo cambia anche il modo di pensare il confine: non si tratta più del limes romano, netto e continuo, ma di un'idea di territorio legata al riconoscimento dell'autorità da parte delle singole popolazioni, spesso senza continuità territoriale.
Un ulteriore elemento militare distintivo dei regni romano-barbarici è l'importanza crescente della cavalleria rispetto alla fanteria, che era stata invece il nucleo portante dell'esercito romano. Questo comporta cura del cavallo e addestramento specifico dei guerrieri a cavallo.
Nell'organizzazione militare germanica si distinguono due ruoli complementari:
- partenti — i più forti, che partivano effettivamente in battaglia (circa il 25% dei singoli);
- restanti — che finanziavano l'attività bellica sostenendone i costi, pur non combattendo direttamente.
Carlo Magno e il Sacro Romano Impero
Dopo circa tre secoli di frammentazione, è Carlo Magno il primo sovrano a ricomporre una continuità territoriale sotto un unico dominio, grazie a un'attività militare e politico-amministrativa particolarmente efficace che gli permette di sottomettere quasi tutta l'Europa occidentale.
800
Carlo Magno viene incoronato imperatore
Dopo l'800
Nasce il nome "Sacro Romano Impero", che recupera l'eredità latina
Morte di Carlo Magno
Il figlio Ludovico il Pio eredita il trono
Dopo Ludovico il Pio
I tre figli si contendono l'impero: nuova frammentazione definitiva
Il nome stesso, Sacro Romano Impero, recupera consapevolmente l'eredità latina (la parola "impero" deriva dal latino). Le popolazioni sottomesse da Carlo non vengono allontanate dai territori, ma giurano fedeltà al nuovo imperatore.
L'organizzazione territoriale carolingia si fonda sul principio di fedeltà vassallatica: non si tratta di un rigido passaggio di classe in classe, ma di rapporti più fluidi. Carlo sottometteva un'area (militarmente o diplomaticamente) e riconosceva che un territorio fosse governato da un duca, il quale giurava fedeltà in cambio del dominio su quella terra; in cambio, il duca era tenuto a entrare in guerra a supporto dell'imperatore quando richiesto.
La gerarchia feudale si articola così:
popolo → esercito → vassalli minori/valvassini → valvassori → vassalli (conti, marchesi, duca) → imperatore
Il vero collante di un impero amministrativamente frammentato, retto su rapporti di fiducia personale più che su strutture burocratiche stabili, era la cristianità: il potere dell'imperatore veniva legittimato da Dio, ed è per questo che Carlo fu incoronato direttamente dal papa.
La rinascita culturale carolingia
L'unificazione politica di Carlo Magno produce anche una rinascita culturale, resa necessaria dalla frammentazione linguistica ormai raggiunta.
Pur restando un regno territorialmente frammentato, la corte imperiale — con sede ad Aquisgrana — doveva comunicare con i diversi territori e duchi. Ma le lingue romanze si erano ormai differenziate a tal punto che non esisteva più intercomprensibilità tra le varie aree: l'unica lingua condivisa per comunicare, sia con il clero sia con i vertici politici, restava il latino.
Questa riforma produce una frattura decisiva: da quel momento il latino scritto riprende una strada propria, separata da quella delle lingue romanze parlate, che continueranno a evolversi autonomamente fino ad acquisire — più avanti — una propria forma scritta.
La riforma non riguarda solo la lingua, ma anche la scrittura manoscritta: fino ad allora ogni territorio aveva una propria grafia locale. Per permettere la comunicazione tra le aree e con l'imperatore si rendeva necessaria un'unica grafia condivisa.
La Chanson de Roland e il ciclo della materia di Francia
La Chanson de Roland è un testo epico in versi, ambientato durante il regno di Carlo Magno in un'epoca precedente alla sua incoronazione a imperatore, e per questo riflette un impianto feudale ancora non consolidato.
Più tardi, alla fine del XII secolo, Jean Bodel scrive la Chanson des Saisnes (dei Sassoni), testo epico sulla guerra di Carlo Magno contro i Sassoni. Nel prologo, Bodel definisce i tre unici grandi filoni tematici della narrativa del tempo:
| Ciclo | Contenuto | Caratteristiche secondo Bodel |
|---|---|---|
| Materia di Bretagna | Cavalieri della Tavola Rotonda, Re Artù, ricerca del Graal | racconti vani, senza utilità pratica, fatti per il puro piacere |
| Materia di Roma | Antichità classica: epopea di Troia, Tebe, Eneide, Alessandro Magno | pieni di saggezza, servono a istruire |
| Materia di Francia | Storia dei Franchi, ciclo di Carlo Magno e dei suoi vassalli | mostrano "il vero", fondati su fatti realmente accaduti |
Ogni ciclo si sviluppa attorno a un nucleo narrativo forte (Re Artù, Alessandro Magno, Carlo Magno), intorno al quale fioriscono infinite narrazioni collegate, prima in versi e poi in prosa.