Il cinema oggi: un medium che cambia pelle
Il corso si apre con una domanda apparentemente semplice ma centrale: cos'è il cinema oggi? Per rispondere si parte da un film-manifesto, The Purple Rose of Cairo (W. Allen, 1985).
Questa idea dell'immagine che esce dallo schermo può avere toni romantici (come in questo caso) oppure horror, come nel film The Ring. Al di là del tono, il punto è che il cinema, anche se vecchio, riesce ancora a dirci qualcosa su noi stessi meglio delle serie tv o dei videogiochi: di solito ci concentriamo sulla trama, ma ogni film che guardiamo ci parla di chi siamo.
Come è cambiato il rapporto spettatore-cinema
Un tempo per vedere un film bisognava fisicamente e simbolicamente spostarsi verso lo schermo, pagare un biglietto ed entrare in sala. Oggi, con le piattaforme streaming (Netflix, Prime Video, Disney+...), la relazione si è ribaltata: è il cinema che va dallo spettatore, non più il contrario.
- Oggi si può andare al cinema anche per guardare cose che non sono film: mostre, concerti, documentari.
- Lo schermo cinematografico sta quindi cambiando natura.
- La maggior parte dei film di successo economico rientra in un numero ristretto di generi: fantascienza, horror, azione, commedia, fantasy, thriller, musical, dramma, romantico, storico, biopic, western, cinecomic.
Un altro fenomeno tipico della contemporaneità sono i media immersivi: film come Ready Player One ed Everything Everywhere All at Once riflettono proprio su questo tema, insieme alla diffusione di parchi tematici che offrono un'esperienza di immersione totalmente nuova rispetto alla semplice visione.
La teoria di Francesco Casetti
Secondo lo studioso italiano Francesco Casetti, l'identità culturale del cinema è oggi profondamente rimessa in discussione. Per sopravvivere, questo medium nato nel XX secolo deve trovare una nuova collocazione seguendo due strade non contraddittorie tra loro:
- Processo di delivery: l'oggetto filmico viene mantenuto fuori dall'esperienza cinematica originaria (si guarda il film fuori dalla sala, o in un ambiente che ricrea quell'atmosfera). È un'esperienza parziale, disturbabile da eventi esterni → si preserva l'oggetto senza l'ambiente.
- Processo di setting: si cerca di ricreare l'esperienza cinematografica a prescindere dall'oggetto-film (tv trash, sport, serie tv che imitano un'ambientazione cinematografica) → si preserva l'ambiente senza l'oggetto.
Perché abbiamo bisogno di storie
Nonostante il rischio di perdita d'identità segnalato da Casetti, continuiamo a guardare film perché cerchiamo istruzioni per vivere, soluzioni alla vita reale, modi per evadere dalla realtà, rivivere il passato, raccontare e raccontarci storie.
Il lato antropologico delle immagini ci aiuta a far fronte alla realtà: film, letteratura e serie tv ci aiutano insomma ad affrontare qualcosa nella nostra vita.
La nascita del cinema
I fratelli Lumière e la data ufficiale
1600 circa
Diffusione in Europa della lanterna magica, tecnica rinascimentale di pre-cinema
1895
I fratelli Lumière proiettano a Parigi immagini in movimento a un pubblico pagante
1922
Nosferatu di Murnau, esempio di colorazione per imbibizione
1927
Fine convenzionale del "cinema muto", arrivo del sonoro sincronizzato
I fratelli Lumière, 1895, Parigi sono considerati i padri del cinema: proiettarono immagini in movimento a un pubblico che aveva pagato un biglietto. Questo dettaglio non è secondario: la nascita del cinema è, fin dall'inizio, un evento capitalistico, ed è proprio per questo che il 1895 diventa la data ufficiale di nascita, perché lì si riconoscono le principali caratteristiche sociali dell'esperienza cinematografica moderna.
Il cinematografo dei Lumière funzionava con 24 fotogrammi al secondo, numero non casuale: è la frequenza minima che il nostro occhio riesce a percepire come movimento continuo.
Un altro precedente importante fu il kinetoscopio di Edison, nato per registrare gli esperimenti dello scienziato. Funzionava in modo simile al cinematografo, ma non ebbe successo perché implicava un'esperienza individuale (bisognava guardare dentro la macchina). Fu però usato, curiosamente, anche per proiettare film erotici.
La rappresentazione femminile: un esempio da Disney
Analizzando un frame tratto da un cartone di Donald Duck (Walt Disney), emerge un'idea che ha attraversato buona parte della storia del cinema: la rappresentazione delle figure femminili è costruita attorno al piacere della figura maschile. Nel fotogramma analizzato, l'ombra di Donald che diventa un diavolo mostra una struttura tipica: si decostruisce la figura maschile, non quella femminile.
Il cinema muto non era davvero "muto"
Fino al 1927 i film non avevano parlato dei personaggi né suono registrato, ma non erano davvero silenziosi: c'era sempre un pianista (o un'orchestra per i film più importanti) che improvvisava musica dal vivo durante la proiezione.
Lumière vs Méliès: due visioni opposte
Ai fratelli Lumière non interessava raccontare storie: erano concentrati su quella che si potrebbe definire la "narrazione del fotogramma" più che la narrazione vera e propria. Bisognerà aspettare Georges Méliès per vedere un prototipo di trama.
| Lumière | Méliès | |
|---|---|---|
| Approccio | Filmare e documentare la realtà | Cinema narrativo e spettacolare |
| Film esempio | L'arrivo del treno alla stazione, L'innaffiatore innaffiato | Un homme de têtes |
| Eredità | Antenati del documentario | Antenato degli effetti speciali |
Il colore nel cinema delle origini
Si tende a pensare che il cinema delle origini fosse solo in bianco e nero, ma non è così: molte donne coloravano i fotogrammi a mano con diverse tecniche.
- Tinting: colorazione dei fotogrammi con pigmenti chimici altamente tossici. Esempio celebre: The Kingdom of Fairies.
- Imbibizione: una parte della pellicola veniva immersa in colori che rappresentavano diverse parti della scena, creando precise atmosfere emotive. Esempio celebre: Nosferatu di Murnau (1922).
Classical Hollywood Cinema
Si definisce così la produzione cinematografica realizzata circa tra il 1915 e il 1955, un cinema che entra in crisi attorno al 1950, dopo la Seconda guerra mondiale.
Da un punto di vista industriale, Hollywood era dominata da un piccolo gruppo di grandi compagnie di produzione, le Big Five (RKO, Paramount, Metro-Goldwyn-Mayer, Warner Bros, 20th Century Fox).
Chi era l'autore del film?
Oggi consideriamo l'autore di un film il regista, ma nel Classical Hollywood Cinema la figura più importante nelle decisioni era il produttore, delegato dalla casa di produzione. Già in quest'epoca esistevano registi più rilevanti di altri, come Hitchcock, ma in generale il produttore contava più del regista, perché il cinema doveva essere commercialmente redditizio più che artisticamente valido.
Caratteristiche stilistiche del cinema classico
- Narrazione al centro
- Codice Hays da rispettare
- Trasparenza stilistica
- Nascita dello Star System
- Al centro c'è la narrazione: ciò che conta è la storia, non lo stile con cui viene raccontata. La trama doveva trasmettere valori morali condivisi al pubblico, rispettando un insieme di regole chiamato Hays Code.
- Da un punto di vista linguistico, i valori centrali erano trasparenza e leggibilità: lo spettatore doveva essere visivamente al centro del mondo narrato, nella posizione migliore per capire cosa stesse succedendo. Guardando un film, non dovevamo accorgerci dello stile, ma solo seguire la storia e il suo messaggio.
- Nasce lo Star System: tra tutti gli attori emergono le "star", capaci di creare un vero culto nello spettatore.
Il sistema dei generi cinematografici
Il genere era uno strumento retorico che garantiva riconoscibilità al pubblico e appeal commerciale ai produttori: nessuno investe in qualcosa che non genera profitto.
- Permetteva allo spettatore di riconoscere immediatamente cosa stava per vedere, anche grazie al titolo o agli attori associati a un certo genere (commedia, horror, ecc.).
- Si basava su un insieme di aspettative legate a un gruppo ricorrente di elementi distintivi: luoghi, personaggi, ruoli narrativi, oggetti.
- Era costruito su due principi intrecciati: ripetizione e variazione, cioè la necessità di cambiare alcuni elementi del genere per creare nuove dinamiche ed evitare la noia.
Il genere western: The Searchers
Il film di riferimento è The Searchers (John Ford, 1955), che mostra l'ambientazione tipica del western: il deserto roccioso.
Il nome "western" deriva dal fatto che la storia si svolge nell'Ovest americano: i colonizzatori sbarcarono nella parte orientale degli Stati Uniti e realizzarono poi "la conquista del West", espandendosi fino alla costa del Pacifico — un movimento insieme di espansione, colonizzazione e civilizzazione.
Il cowboy e i ruoli di genere
Il cowboy è l'eroe di questa epopea coloniale, e porta con sé caratteristiche tipiche del genere:
- è sempre solo, un eroe solitario, mai accompagnato da altri;
- è sempre un uomo, bianco: non esistono cowboy donne né cowboy neri;
- ama le donne, ma il suo ruolo resta centrale rispetto al loro.
Il ruolo femminile nel western si riduce a madre, sorella o figlia: una figura da salvare, oppure associata alla prostituzione. La donna è un soggetto passivo.
Questi elementi riflettono i valori di fondo del western classico: patriarcato e famiglia nucleare.
Il musical: Singin' in the Rain e Grease
Singin' in the Rain (S. Donen, G. Kelly, 1952)
Per realizzare un musical si sceglievano interpreti capaci di cantare e ballare (attori-dancer come Fred Astaire). Il film funziona esattamente come ci si aspetta da un musical: una storia in cui, a un certo punto, i personaggi iniziano a cantare e ballare.
Da un punto di vista narrativo, il film racconta proprio la transizione dal cinema muto al cinema sincronizzato: è un musical sul suono stesso.
Un elemento ricorrente del genere è la nostalgia: l'idea che attraverso il musical si possa rievocare un passato idealizzato.
Grease (R. Kleiser, 1978)
Con John Travolta e Olivia Newton John, il film mostra due sequenze di eventi parallele e opposte, seguite alternativamente nello stesso momento: uomini e donne che cantano e ballano separatamente, con il montaggio che alterna le inquadrature tra i due gruppi lungo la canzone, fino a chiudere con un primo piano dei due protagonisti.
Le dive dell'epoca classica
Le grandi attrici del Classical Hollywood Cinema mostrano quanto fosse pesante il prezzo del successo sotto il controllo degli studios.
Anche Rita Hayworth incarna il ruolo della femme fatale, in particolare nel film Gilda.
Il genere noir
Si sviluppa e si esplora tra il 1940 e il 1950, uno dei generi più tardivi e particolari del periodo classico: un cinema di incertezza, mistero e seduzione pericolosa.
Il noir ha i suoi protagonisti ricorrenti: spesso un detective privato (non un poliziotto), accanto appunto alla femme fatale. Il genere è costruito sull'incertezza — non sapere cosa aspettarsi dalla femme fatale, dagli altri personaggi, dalla storia, dall'ambiente. Non esiste quasi mai un vincitore: ogni personaggio perde qualcosa, e non c'è mai un lieto fine.
The Lady from Shanghai (O. Welles, 1947)
Orson Welles non è un regista classico hollywoodiano tipico. Nel film compaiono tre personaggi chiave: il protagonista (interpretato dallo stesso Welles, anche regista), l'antagonista e la femme fatale.
Lo stardom
Il divismo ("stardom") è un aspetto centrale della cultura cinematografica e del sistema produttivo hollywoodiano: la star, più del regista, diventa uno dei principali fattori di attrazione del pubblico.
I tipi di inquadratura
Le inquadrature (shot) possono essere classificate in diversi modi; il criterio più comune riguarda il rapporto tra spazio e figura umana.
- Campo lunghissimo e campo lungo (extreme long shot / long shot): molto comuni nei western o nei film fantasy, sottolineano la vastità del paesaggio rispetto alla figura umana (esempio: The Searchers). In generale è difficile pensare a un film senza pensare a un corpo umano: questi campi mostrano quanto il paesaggio sia grande e quanto i personaggi siano piccoli al suo interno.
- Campo totale (full shot): inquadratura che restituisce l'intera figura umana nell'ambiente circostante.
Proseguendo l'analisi dei tipi di inquadratura in base alla distanza dal soggetto, affrontiamo le scale più ravvicinate, l'angolazione della camera e i meccanismi del suono, per poi applicare tutti questi strumenti all'analisi di due film di Alfred Hitchcock.
Le scale di piano: dal campo totale al primissimo piano
Avvicinandosi progressivamente al corpo del personaggio, il linguaggio cinematografico distingue diverse scale di inquadratura, ciascuna con una funzione narrativa precisa.
Il campo totale (full shot) mostra l'intera figura umana e serve a dare allo spettatore una comprensione generale della situazione: è tipico delle inquadrature di stabilimento (establishing shot), perché permette di capire la posizione reciproca dei personaggi e instaura una relazione spaziale tra loro.
Il piano americano taglia il corpo all'altezza delle ginocchia. Il nome deriva dalla sua diffusione nei film western: il momento clou di questo genere è il duello, e per sottolineare il gesto di estrarre la pistola dalla fondina era necessario un'inquadratura che includesse mani e gambe.
Il piano medio incornicia il soggetto dal busto (vita/petto) in su ed è la scala tipica del dialogo e delle interazioni verbali (esempio: Pulp Fiction). A partire dal piano americano, muovendosi verso scale più ravvicinate, il fuoco visivo si concentra sempre più sul corpo del personaggio, anche quando l'ambiente circostante resta visibile.
Il primo piano (medium close up) taglia intorno alle spalle: l'attenzione si concentra sul personaggio, ma l'ambiente resta ancora riconoscibile (esempio: The Big Lebowski).
Il primissimo piano è una delle scale più importanti della storia del cinema perché rappresenta visivamente lo spazio delle emozioni. Storicamente gli spettatori hanno fatto fatica ad abituarsi a questa dimensione gigantesca del volto umano proiettato sullo schermo (esempio: Chiamami col tuo nome). In alcuni casi l'inquadratura si spinge ancora oltre, diventando un dettaglio ravvicinatissimo.
Lo sguardo soggettivo: il punto di vista (POV)
Questo dispositivo ha conseguenze importanti in termini di immersione e identificazione: vedere il mondo attraverso gli occhi del personaggio permette di comprenderne meglio i valori e la personalità. Il regista lo utilizza quando vuole far provare allo spettatore ciò che il personaggio sta provando.
L'angolazione della macchina da presa
Oltre alla distanza, conta anche l'angolo da cui viene ripreso il soggetto.
Nella maggior parte dei casi si utilizza l'inquadratura in piano (straight-on angle / eye-level shot), in linea con l'altezza del personaggio: è la modalità "neutra" di uso della camera e di norma non veicola significati particolari (esempio: Titanic). Tuttavia l'angolazione può assumere anche una funzione espressiva precisa quando si scosta dalla norma, sottolineando elementi della trama.
- Inquadratura dal basso (low angle shot) e inquadratura dall'alto (high angle shot) vengono spesso usate insieme, all'interno di una struttura di campo/controcampo, per evidenziare i rapporti di potere tra i personaggi.
1958
Vertigo di Hitchcock: esempio di high angle shot
1992
Le Iene (Reservoir Dogs) di Tarantino: esempio di low angle shot
La ripresa dall'alto verticale (overhead shot), con la camera in posizione perpendicolare al soggetto, porta all'estremo questa logica: più vediamo qualcosa dall'alto, più lo stiamo dominando visivamente. Questa inquadratura serve a sottolineare la superiorità di sguardo dello spettatore o di un personaggio che domina letteralmente la scena.
