Per studiare la storia dell'America Latina il primo passo è capire come gli storici organizzano il tempo. La periodizzazione è lo strumento con cui si mette in ordine il tempo, gli eventi e i processi: significa scandire la storia in determinati contesti attraverso eventi e processi, individuando momenti di continuità e discontinuità.
Gli appunti propongono otto "contenitori temporali" che scandiscono l'intera storia latinoamericana, dalle civiltà precolombiane fino al nuovo millennio.
V sec. a.C. - XV sec. d.C.
Civiltà pre-colombiane/amerindiane (Inca, Maya, Aztechi)
1492-1542
Scoperta dell'America e conquista, fino alle Leyes Nuevas
XVI-XVIII sec.
Epoca coloniale e riforme borboniche
1810-1870
Indipendenza e post-indipendenza
1870-1930
Mercato internazionale, migrazioni, rivoluzione messicana, imperialismo
1930-1945
Grande depressione e regimi populisti latino-americani
1954-1990
Guerra fredda latino-americana, rivoluzioni e cicli controrivoluzionari
Nuovo millennio
Riforme costituzionali (femministe, ecologiste, indigene)
Il primo contenitore: le civiltà pre-colombiane
La storia dell'America Latina non comincia con la cosiddetta scoperta di Cristoforo Colombo, ma molto prima, con le civiltà pre-colombiane/amerindiane — ossia i popoli nati in America, come Incas, Maya, Aztechi e molte altre culture. Si tratta di civiltà stanziali, capaci di costruire città-stato o veri e propri imperi, con strutture politiche articolate e molto sviluppate, che si collocano in un arco temporale che va dal V secolo a.C. al XV secolo d.C.
Il secondo contenitore: scoperta e conquista
Questa fase copre il periodo dalla scoperta dell'America nel 1492 fino alla metà del XVI secolo (1542), anno delle Leyes Nuevas, che pongono fine alla fase di conquista violenta e aprono quella della conquista coloniale vera e propria.
Il terzo contenitore: l'epoca coloniale
Va dal XVI al XVIII secolo e comprende l'epoca coloniale e le riforme borboniche, fino alle due grandi rivoluzioni settecentesche (quella francese e quella americana). È un periodo segnato dall'incontro-scontro di civiltà, spesso molto cruento.
Il quarto contenitore: indipendenza e post-indipendenza
Nel periodo 1810-1870 si collocano i processi di indipendenza e la fase successiva. Qui gli storici distinguono tra cause diverse per natura e per tempo:
- causa esogena (esterna al territorio) ed endogena (interna al territorio);
- fenomeni di natura strutturale (che si sviluppano su media o lunga durata) e fenomeni di natura congiunturale (legati a un momento preciso, una data, un punto nel tempo).
Il quinto contenitore: mercato internazionale e migrazioni
Tra il 1870 e il 1930 l'America Latina si inserisce pienamente nel mercato mondiale. In questa fase si registrano grandi migrazioni dalle zone più povere d'Europa (Sud della Spagna, Italia) verso l'America Latina, scoppia la rivoluzione messicana — la prima rivoluzione di massa del Novecento, che coinvolge milioni di persone, precedendo quella russa — e si intensifica l'imperialismo nelle relazioni tra Stati Uniti e America Latina.
In questo periodo l'America Latina esporta i propri manufatti (in particolare la carne) verso la Gran Bretagna, che sta vivendo la sua seconda rivoluzione industriale (la prima risale alla fine del Settecento).
Il sesto contenitore: tra le due guerre mondiali
Il periodo 1930-1945 è segnato dalle conseguenze della grande depressione statunitense sull'America Latina e dalla reazione dei regimi latino-americani alla crisi.
- 1929: crollo di Wall Street
- crisi interna negli USA e crollo delle alleanze commerciali
- passaggio da sviluppo "hacia fuera" a sviluppo "hacia dentro"
In questa fase emergono i regimi populisti in Messico, Perù, Brasile e Argentina (con Eva Perón e Juan Domingo Perón, da cui il termine peronismo), e si apre una fase di maggiore distensione nei rapporti tra Stati Uniti e America Latina grazie alla politica del Buon Vicinato.
Il settimo contenitore: la guerra fredda latino-americana
Dal 1954 al 1990 si sviluppa la guerra fredda latinoamericana, segnata da rivoluzioni, un ciclo controrivoluzionario e gravi violazioni dei diritti umani.
- 1954: rivoluzione in Guatemala, poi stroncata da un golpe militare
- Bolivia: altro tentativo rivoluzionario
- 1959: rivoluzione a Cuba, con Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara
Il ciclo controrivoluzionario che segue è una reazione, attraverso golpes di Stato, a tutta l'effervescenza politica, economica e culturale che aveva attraversato il continente: l'obiettivo è tornare a società represse, gerarchizzate e militarizzate, con i militari (e non i civili) al potere, in un clima di autoritarismo e dittature.
| Paese | Anno del golpe |
|---|---|
| Brasile | 1964 |
| Cile | 1973 |
| Argentina | 1976 |
Negli anni '80 e '90 si avviano infine le transizioni alla democrazia, ossia i processi di ricostruzione del patto sociale tra Stato e cittadini, volti a ricostruire la fiducia nella democrazia, insieme all'emergere di nuove forme di cittadinanza.
L'ottavo contenitore: il nuovo millennio
L'ultima fase riguarda il nuovo millennio, caratterizzato da riforme costituzionali di stampo femminista, ecologista e indigeno.
Cos'è l'America Latina? Un continente eterogeneo e omogeneo insieme
Prima di entrare nei dettagli storici occorre chiarire cosa si intende, esattamente, per "America Latina": un'etichetta che nasconde una storia politica precisa e una realtà insieme molto varia e profondamente simile a se stessa.
Perché si parla di "America Latina"
Nel XIX secolo gli spagnoli non usavano questa espressione, ma parlavano di Ibero America, Hispanoamérica o IndoAmérica.
Quando oggi si parla di America Latina si intende quello che viene definito altro occidente, America periferica o terzo mondo dell'occidente: una zona geopolitica che appartiene all'occidente, gli assomiglia, ma ne rappresenta al tempo stesso la periferia più povera.
Eterogeneità: geografia, etnie, lingue, climi
L'America Latina presenta una fortissima eterogeneità su più piani.
- Geografico: include l'America del Sud, parte dell'America centrale (Guatemala) e parte del Nord (Messico).
- Etnico: convivono popoli testimoni (discendenti delle grandi civiltà amerindiane come Maya, Incas, Aztechi), popoli trapiantati/"bianchi" (derivanti dalle grandi migrazioni di fine Ottocento nell'area rioplatense, cioè Argentina e Uruguay) e popoli nuovi (Brasile, Colombia, Venezuela, Cile).
- Linguistico: non esiste un'unica lingua né un'unica unità geografica. Si parlano lingue antiche come il guaranì (seconda lingua ufficiale del Paraguay) e il maya (parte di Messico e Guatemala), oltre a spagnolo, portoghese (Brasile nord-orientale), olandese, inglese e francese (Repubblica Dominicana, ex colonia francese).
- Climatico/ambientale: si va dal clima glaciale e antartico della Patagonia (cilena e argentina) alle zone desertiche (il Cile ospita il deserto più arido del mondo) fino alle foreste tropicali dell'area amazzonica (sud della Colombia, parte del Perù, gran parte del Brasile).
Omogeneità: i quattro fili rossi comuni
Nonostante questa varietà, esistono fattori comuni che permettono di parlare di repubbliche sorelle (Argentina, Bolivia, Ecuador, Perù) — stati-nazione con traiettorie parallele, destini diversi ma tratti storici condivisi.
- Struttura economica
- Concentrazione della proprietà terriera
- Modernizzazione/urbanizzazione
- Relazione con gli Stati Uniti
1. La struttura economica. Riguarda le scelte politico-economiche assunte dalle repubbliche sorelle a fine Ottocento, quando gli stati latinoamericani si inseriscono nel mercato mondiale attraverso il cosiddetto patto neocoloniale.
Questa fase di crescita reciproca finisce con la crisi del '29, che coinvolge l'intero capitalismo mondiale e segna la fine di una crescita eterodiretta e dipendente dal mercato internazionale: nascono così le prime forme di industrializzazione interna, secondo il modello del "desarrollo hacia dentro".
2. La concentrazione della proprietà terriera, cioè il latifondo, chiave della struttura e della distribuzione della ricchezza in America Latina. Prevalgono grandi concentrazioni di terra nelle mani di poche famiglie, da cui nasce il tema della riforma agraria (redistribuzione della terra ai contadini). Ancora oggi l'America Latina resta uno dei continenti con le maggiori disuguaglianze sociali, con pochi paesi dotati di un'ampia classe media e una netta divisione tra ricchi e poveri.
Questi latifondi erano spesso destinati alla monocoltura, soprattutto di prodotti tropicali. Per alcuni stati del centro America (Guatemala, Nicaragua, Perù, Salvador) si parla di repubbliche delle banane: stati deboli, spesso non democratici, privi di istituzioni forti e di un governo pluralista, ma caratterizzati da un mercato internazionale molto forte legato all'esportazione agricola, dominato da compagnie che sfruttano l'agrobusiness (è il caso emblematico della Chiquita Banana in Guatemala e Salvador).
3. Modernizzazione, industrializzazione e rapida urbanizzazione: grandi migrazioni interne, dalle campagne alle città, che hanno prodotto periferie urbane estese e prive di controllo, dando origine alle megalopoli — città con milioni e milioni di abitanti. L'America Latina è così caratterizzata da enormi aree spopolate accanto a megalopoli sterminate: il grande flusso di persone si è concentrato nelle favelas, periferie spesso prive di servizi igienici, segnate da povertà estrema e dove dominano narcotraffico, microcrimine e corruzione.
4. La relazione complessa e conflittuale con gli Stati Uniti. Il Messico è tra i primi paesi a subire una grande perdita territoriale a vantaggio degli USA.
Il muro di confine già esistente dal 1990 è legato a questa vicenda storica (Trump avrebbe voluto completarlo per bloccare definitivamente le migrazioni verso gli USA). Si parla anche di imperialismo classico per indicare le irruzioni fisiche statunitensi nel territorio, che coinvolgono anche il centro America e il Caribe (insulare e centroamericano), con interventi bruschi, aggressivi e talvolta militari.
Secondo contenitore temporale: la scoperta dell'America e la conquista
Questa sezione approfondisce il secondo contenitore temporale già introdotto, analizzando perché il 1492 sia una data periodizzante e come si sia svolto, concretamente, il processo di conquista del continente.
Perché il 1492 è una data periodizzante
Il 1492 segna il passaggio dalla storia medievale alla storia moderna. Non è però un evento isolato, ma il risultato di un processo fatto di diversi viaggi di Cristoforo Colombo e, soprattutto, di un'accumulazione di saperi, conoscenze, tecniche ed eventi geopolitici.
Tra gli eventi geopolitici decisivi c'è lo sconvolgimento della via d'accesso verso est per raggiungere le Indie, fondamentali per procurarsi le spezie (beni di prima necessità, indispensabili per la conservazione dei prodotti). Quando la via orientale viene bloccata, occorre trovare una via alternativa da ovest.
I portoghesi, all'epoca, erano all'avanguardia per audacia, tecniche di navigazione, cartografia avanzata e conoscenza dei venti e delle correnti: sotto la guida di Enrico "il Navigatore" avevano già costeggiato tutta l'Africa occidentale, che Vasco De Gama avrebbe poi quasi circumnavigato. Colombo è dunque figlio di un'epoca che si stava già aprendo a un nuovo approccio atlantico.
I viaggi di Colombo
1492
Primo viaggio: parte da Palos de la Frontera, arriva a San Salvador (odierne Bahamas), credendo di essere giunto nelle Indie
1493
Secondo viaggio: tocca le coste di Puerto Rico e Cuba; circumnavigando le Grandi Antille, capisce che non sono le Indie
1498
Terzo viaggio: arriva nell'attuale Venezuela, venendo a contatto con un subcontinente
Con il secondo viaggio si stabilisce anche un trattato che fissa una chiara linea di demarcazione, passante per il Brasile: a ovest della linea potevano spingersi gli spagnoli, a est i portoghesi. Questo spiega perché ancora oggi nel nord-est del Brasile si parli portoghese, essendo stato territorio sotto dominio lusitano.
La conquista: un processo fulmineo e violento
La fase della conquista occupa gli ultimi dieci anni del XV secolo e i primi quaranta del XVI: per gli standard temporali dilatati dell'epoca si tratta di un processo relativamente breve, intenso e inizialmente molto violento.
1492-1498
I tre viaggi di Colombo aprono il contatto con il nuovo continente
1510 ca.
Spedizioni di Juan Ponce de León: Bahamas, Grandi Antille (Puerto Rico, Española, Cuba)
1516
Le rotte toccano il Centro America e scendono lungo le coste fino al Río de la Plata: si consolida la consapevolezza di un nuovo continente
1531-1533
Francisco Pizarro conquista l'impero Inca
1533
Pizarro assume il potere centrale dopo la decapitazione dell'imperatore incaico
Anni '30-'50 del '500
Diego de Almagro e Pedro de Valdivia completano la conquista della costa pacifica fino alle Filippine
Nel 1516 la rotta ha ormai toccato tutta la costa atlantica del continente, dal Centro America (le odierne Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Salvador, Guatemala) fino al Rio de la Plata, nel cono sud. La consapevolezza che si tratti di un nuovo continente, senza nulla a che vedere con le Indie, è ormai completa appena ventiquattro anni dopo i viaggi di Colombo.
- Fino agli anni '20 del '500: conquista della costa atlantica
- Anni '30-'50: conquista della costa pacifica, fino alle Filippine
Le truppe dei conquistadores erano spesso composte da ex detenuti e carcerati, uomini senza scrupoli che nella conquista del territorio facevano uso della violenza in modo libero e sprezzante, senza alcun rispetto per l'alterità né per gli imperi incontrati — come quello incaico, una società altamente raffinata e gerarchizzata, dotata di strade, templi, città capitali e sistemi di calcolo. Il primo contatto fu dunque, in molti casi, un vero e proprio massacro.
Il dibattito storiografico: la "leyenda negra" e oltre
Il tema della conquista viene affrontato in modo approfondito nel libro Conquista, la distruzione degli indios americani del demografo Massimo Livi Bacci (2005), che parte dal dato di fatto di un drastico e brutale calo demografico della popolazione indigena nei decenni successivi alla conquista — un calo apparentemente inspiegabile, dato il numero esiguo di spagnoli arrivati nel continente.
Lo shock epidemiologico e i suoi limiti interpretativi
Accanto alla "leyenda negra" (la visione che addebita il crollo demografico esclusivamente alla violenza spagnola), esiste un'altra corrente interpretativa portata avanti dagli epidemiologi, che propongono il paradigma dello shock-microbico.
Secondo questo paradigma, l'impatto epidemiologico sarebbe la causa principale del collasso demografico. Tuttavia il demografo Massimo Livi Bacci invita a non fermarsi qui: quando si stravolge un intero sistema demografico, l'impatto è anche di origine sociale, economica, culturale, simbolica e spirituale. Malattie e violenza sono aspetti corretti ma, presi da soli, riduttivi.
Una pluralità di cause, non un destino
Livi Bacci sostiene che la conquista e il conseguente calo demografico non siano stati un esito predestinato: poteva andare diversamente, ma così è stato a causa di molteplici fattori concomitanti.
- La conquista ha colpito l'intero sistema demografico: età media di sopravvivenza, riproduttività, unioni, mobilità delle persone, migrazioni forzate che hanno separato donne da uomini e nuclei familiari — un demografo tiene conto di tutti questi indicatori insieme.
- La conquista non va considerata un genocidio programmato: il genocidio richiede intenzionalità e l'identificazione mirata di un gruppo/etnia da eliminare, elemento che manca nel caso americano.
I cinque paradigmi locali di Livi Bacci
La conquista ha innescato un notevole calo demografico, ma non con la stessa intensità in tutta l'America Latina. Livi Bacci individua diverse aree, ordinate per gravità del fenomeno:
- Caribe (massima gravità)
- Golfo del Messico e costa pacifica
- Brasile
- Paraguay (demografia vincente)
| Area | Caratteristiche principali |
|---|---|
| Caribe (Antille, Puerto Rico) | Popolazioni locali (es. tainos) già in calo prima dell'arrivo spagnolo; rapporto numerico fortemente a favore dei conquistatori; primi impatti sempre i più devastanti — politica della "terra bruciata" |
| Golfo del Messico / costa pacifica (impero azteco) | Struttura imperiale molto organizzata; proporzione conquistatori/conquistati non sfavorevole ai secondi; violenza messa in discussione (non frenata) dalla monarchia; clima umido e paludoso favorisce virus e batteri → molte morti comunque |
| Brasile | Portoghesi inizialmente interessati solo al commercio costiero nord-est, non alla conquista totale del territorio; spedizioni di conquistadores arrivano più tardi; processo più lungo e su territorio vastissimo → meno brutale |
| Paraguay | Missioni dei gesuiti tra i guaranì proteggono le comunità da cacciatori di schiavi e di oro, favoriscono riproduzione e unioni: la natalità compensa la mortalità |
Terzo contenitore temporale: l'epoca coloniale (metà 1550 - seconda metà 1700)
Questa fase segna il passaggio da una conquista violenta a un sistema di dominio stabile e strutturato, fondato su gerarchie politiche e religiose consolidate.
Organizzazione politica: i vicereami
Dal punto di vista politico l'impero spagnolo impone una struttura gerarchica piramidale: il re, residente in madrepatria, al vertice, con strutture intermedie che amministrano i territori.
1535
Nasce il viceregno de la Nueva España (Messico, Guatemala, centro America)
1542
Nasce il viceregno del Perù (impero incaico, fino a Cile e Argentina)
La fine della conquista violenta cede il passo a una diversa strategia di presa del territorio: stipulare accordi di reciproca convenienza con le alte gerarchie amerindiane locali.
Gli ordini religiosi e l'evangelizzazione
Dal punto di vista religioso si distingue tra religione regolare e religione sincretica. Il cattolicesimo arriva in America Latina soprattutto tramite gli ordini religiosi del clero regolare, cioè sacerdoti appartenenti a un ordine specifico.
1493
I francescani arrivano a Santo Domingo, ancora prima di Colombo
1510
I domenicani arrivano nell'isola di Spagnola
1572
I gesuiti arrivano in Messico
1607
I gesuiti arrivano a Quito e in Paraguay, dando origine alle reducciones
La missione principale dei gesuiti era l'istruzione (non a caso Papa Francesco è gesuita). L'isola di Spagnola, dove arrivano i domenicani, dà oggi origine a due paesi: la parte ovest, francofona, è Haiti; quella est, ispanofona, è la Repubblica Dominicana.
Quarto contenitore temporale: indipendenza e post-indipendenza (1810-1870)
Questo processo segna il passaggio da un impero di sudditi a repubbliche indipendenti di cittadini, attraverso una pluralità di cause concomitanti.
La scintilla: le invasioni napoleoniche
Un evento esterno europeo innesca il processo: le invasioni napoleoniche del 1808, quando Napoleone Bonaparte depone il legittimo re di Spagna Ferdinando VII per insediare Giuseppe Bonaparte.
- Vuoto di potere in Spagna
- Cabildos municipales dichiarano fedeltà al vecchio re
- Rifiuto del nuovo sovrano napoleonico
- Prime dichiarazioni di indipendenza
I primi cabildos rivoluzionari sono Caracas, Cuzco, Quito, Santiago e Buenos Aires, guidati dalla nobiltà creola (i discendenti degli spagnoli nati in America Latina).
Due fasi dell'indipendenza
| Fase | Periodo | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Prima fase | 1810-1815 | Pacifica, senza lotte né scontri; protagonisti i cabildos municipales creoli, che vogliono restare legati alla corona spagnola |
| Seconda fase ("patria nueva") | dal 1815 | Cruenta; protagonisti i caudillos, capi militari legati alla società rurale e grandi proprietari terrieri, che combattono contro le truppe spagnole tornate a riprendersi il controllo |

Le concause dell'indipendenza secondo Zanatta
Lo storico Zanatta individua quattro tipologie di cause, incrociando due dimensioni: tempo (congiunturali/strutturali) e spazio (esogene/endogene).
| Tipo di causa | Definizione | Esempio |
|---|---|---|
| Congiunturali | Legate a un evento specifico | Invasioni napoleoniche in Spagna e Portogallo (1808) |
| Strutturali | Di lunga durata, non legate a un solo evento | Riforme borboniche; consolidamento dell'identità creola |
| Esogene | Esterne al territorio latinoamericano | Dinamiche europee pre e post napoleoniche |
| Endogene | Interne, maturate nel territorio | Circolazione di costituzioni ispirate ai diritti dell'uomo, libertà di opinione e di culto |
Le riforme borboniche
Alla fine del Settecento sul trono spagnolo gli Asburgo sono sostituiti dai Borboni (di origine francese), che tentano di modernizzare l'impero attraverso tre direttrici:
- Una nuova suddivisione territoriale.
- Maggiore laicizzazione: lo Stato prende il posto dell'importanza ecclesiastica — simbolo di questo processo è la cacciata dei gesuiti dall'America Latina, segnale politico forte della prevalenza del potere laico su quello religioso.
- Liberalizzazione del commercio, prima permesso solo tra Americhe e madrepatria: molti creoli avevano prosperato grazie al commercio interno tollerato ma non regolato (contrabbando), e la liberalizzazione li rende scontenti.
Dalla patria nueva alla frammentazione territoriale
Dopo la fase cruenta della patria nueva, si apre una fase di conflitti interni tra gli stessi caudillos creoli, chiamati a stabilire il nuovo assetto delle repubbliche, tracciando confini mai esistiti prima e costruendo istituzioni.
1822-1837
Fase di confederazioni plurinazionali (provincias de centroamérica, confederación peruano-boliviana, confederación andina, confederación Colombia)
1840
Dissoluzione delle unità plurinazionali nelle attuali repubbliche (Guatemala, Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica; spartizione tra Perù e Bolivia)
Quinto contenitore temporale: la nazione come processo (1870-1930)
Questa sezione introduce una riflessione teorica sul concetto stesso di nazione latinoamericana, prima di entrare nel periodo storico delle nuove repubbliche.
La nazione come finzione secondo Octavio Ianni
L'antropologo brasiliano Octavio Ianni, nel testo El laberinto latinoamericano, propone una lettura della nazione non come entità finita e stabile nel tempo, ma come processo dinamico e discontinuo.
Riferendosi all'America Latina di fine Ottocento, Ianni osserva che sul piano retorico e simbolico la nazione appare come un monolite, ma nella realtà è multipla e sconnessa: divisa in caste, classi, etnie, ceti e corporazioni di mestiere.
Il processo è inoltre discontinuo, non lineare: ci sono momenti in cui prevale l'immagine del cittadino ideale bianco, e altri in cui gli immigrati la scompaginano; momenti in cui la componente indigena è marginalizzata, e altri in cui si fa sentire; momenti in cui gli immigrati sono ben accolti, e altri in cui sono visti come minaccia.
Costruire le nuove repubbliche (1870-1930)
Questo periodo vede il consolidamento di nuovi stati-nazione e nuovi attori sociali. Costruire una nazione significa concretamente:
- stabilire un confine con le altre nazioni (spesso attraverso un processo cruento);
- adottare un modello di stato: centralizzato (es. Cile) oppure federale (es. Brasile, Argentina, Messico);
- scegliere un modello costituzionale di riferimento — alcuni rimangono legati al modello spagnolo, altri si rifanno a quello francese, britannico o statunitense.
Il patto neocoloniale
Dal punto di vista macroeconomico, le nuove repubbliche si inseriscono nel mercato estero attraverso il patto neocoloniale: un accordo di reciproca convenienza in cui l'America Latina diventa mono-esportatrice di materie prime e importatrice di manufatti e capitali, soprattutto dalla Gran Bretagna, protagonista della seconda rivoluzione industriale.
Per facilitare commercio e flusso di materiali, i britannici costruiscono infrastrutture in loco: ferrovie, porti, cantieri. Avvicinandosi al Novecento, cresce progressivamente anche il peso del capitale statunitense.
L'immigrazione di massa
I territori latinoamericani sono immensi e richiedono manodopera crescente per essere coltivati e sfruttati. Contemporaneamente, molti paesi europei vivono crisi e povertà diffusa: si genera così un flusso migratorio intensissimo verso l'America Latina.